martedì 31 luglio 2012
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venerdì 20 luglio 2012
Prendimi l'anima
Prendimi l'anima
Dopo tre anni di
silenzio Roberto Faenza torna al cinema con la storia di Sabine Spielrein,
diciannovenne ebrea di origini russe, che nell'agosto del 1904 venne ricoverata
nell'ospedale Burgholzli di Zurigo e affidata alle cure psichiatriche di Carl
Gustav Jung. In preda ad una violenta crisi di isteria la ragazza si trasformò
immediatamente in un caso clinico, il primo trattato psico-analiticamente -
ovvero secondo i dettami di Sigmund Freud - di cui il giovane analista si
considerava discepolo. Sabine però non fu solamente un successo terapeutico di
Jung, ne fu anche l'amante, protagonista di un dramma d'amore e di psicoanalisi
che si rivelò solamente nel 1977, con il ritrovamento del diario di Sabine e
del carteggio tra i protagonisti di un inatteso triangolo amoroso. Nelle
lettere che i due analisti si scambiarono e tra le pagine del diario si
disvelarono infatti la passione della giovane donna per il proprio medico e il
timore di uno scandalo che il grande maestro suggerì di soffocare ad ogni
costo.
Nel suo film il regista italiano rende sensuale ed erotica la relazione tra
Sabine e Jung, sebbene non sia veramente chiarito nelle parole scritte, e
sconvolgente e doloroso il distacco dell'uno dall'altra, lasciando quest'ultima
alle prese un'anima indebolita da una infermità psicologica ancora presente in
parte. Faenza traduce in immagini i lunghi anni di ricerche che lo hanno
portato anche in Russia, dove la Spilrein tornò dopo aver completato i suoi
studi di medicina ed essersi specializzata in Psico-analisi e Psicologia. In
realtà la personalità di quest'ultima è stata a lungo offuscata dall'oblio
degli anni della guerra fredda e dalla relazione sentimentale che era invece da
ritenersi solamente un episodio della sua vita. Restano infatti in una vita
relativamente breve (morì a 57 anni uccisa dai nazisti, durante l'occupazione
di Rostov nel 1942) l'importante esperienza dell'Asilo Bianco e la
pubblicazione di alcuni saggi specializzati con i quali la psicoanalista
contribuì in modo rilevante alle teorie dello stesso Freud.
Un sentito omaggio ad un personaggio che la scienza della psicoanalisi ha
completamente e forse volutamente dimenticato, e magistralmente interpretato
dalla giovane Emilia Fox.
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